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FIGLIO UNICO FA RIMA CON FIGLIO VIZIATO?

Per scelta o per obbligo, vi sono famiglie in cui il figlio è uno solo. Si dice che il figlio unico cresca necessariamente viziato; ma è proprio così? Parliamone insieme.

Qualche dato…

In Italia regna il modello figlio unico: secondo i dati Istat nel 2015 ben in 46,5% abbraccia questo modello, il 43% della popolazione raddoppia, mettendo al mondo il secondo figlio, e solamente il 10,5% sale a quota tre o più figli.

A cosa è dovuto questo incremento di “figli unici”?

Secondo una ricerca firmata Repubblica, sono poche le famiglie che partono con l’idea di avere un solo figlio, la decisione sarebbe quindi obbligata da una correlazione di fattori quali:

  • si è alzata l’età media in cui le donne concepiscono il primo figlio. Questo innalzamento dipende principalmente dalla ricerca di una sistemazione economica relativamente stabile che permette un futuro al figlio che arriverà
  • mancanza di aiuti statali
  • difficoltà nel conciliare la ricerca di lavoro con la maternità: molto spesso il datore di lavoro tende ad escludere dalle sue dipendenti le donne con già un figlio a carico, essendo queste ultime presumibilmente con più oneri rispetto alle donne senza figli

Ogni motivazione qui elencata sembra essere la concausa delle altre scatenando così un vero e proprio effetto domino.

figlio unico

La conseguenza è che, se l’età di concepimento del primo figlio si alza fino ai 35 anni, potrebbe presentarsi una difficoltà di concepimento del secondo figlio con un’età che sfiora i 40.

Ma il figlio unico è davvero viziato?

Torniamo alla nostra domanda iniziale: il figlio unico è davvero viziato?

No, non è così, questa frase sembra piuttosto essere una falsa credenza o una diceria popolare.

Se il figlio unico è viziato non sembra dipendere dalla mancanza di fratelli o sorelle con i quali dividere l’amore e le cure genitoriali, quanto piuttosto dalle relazione che il bambino intraprende con l’ambiente circostante e quindi con le sue figure di riferimento.

Rispondere ai suoi bisogni, coccolarlo e rassicurarlo, prenderlo in braccio, non farà di quel figlio unico un figlio viziato; differente è il caso dei genitori che cedono ad ogni richiesta del figlio, anche quando queste spesso sembrano la strada più breve ed indolore per educarlo.

Passare molto tempo con il figlio o stare vicino a lui quando fa i compiti non significa certo viziarlo: è chiaro che quando in una famiglia ha un solo figlio, essa investe la totalità del tempo con lui; differentemente se i figli sono due il tempo verrà dimezzato e così via. Ma anche questo non significa viziarlo.

5 cose da NON fare con un figlio unico

  • Dargliele tutte vinte. Lo abbiamo accennato poc’anzi: passare tanto tempo con lui, rassicurarlo o prenderlo in braccio spesso non equivale a viziarlo. Ma attenzione a non farlo diventare il comandante di casa: il figlio unico, così come ciascun bambino, ha necessità di regole che non devono essere trasgredite.
  • Concentrare tutte le aspettative sul bambino: essendo l’unico figlio può essere facile incorrere nell’errore di concentrare tutti i desideri e le aspettative su di lui. Fondamentale è cercare di non indirizzare vostro figlio sulle strade che voi vorreste percorre o avreste voluto percorrere da bambini, quanto piuttosto sulle strade che sembrano essere congrue con la sua inclinazione.
  • Essere iperprotettivi. Mamme (e papà) (e nonne e zie etc etc) chiocce tendono ad inibire e limitare l’esplorazione fisiologica del bambino, ciò significa che il processo di costruzione dell’autonomia potrebbe venir compromesso.
  • Non uscire mai per non lasciarlo solo. Entrambe le figure presenti in casa, coppia genitoriale dall’uno e figlio dall’altro lato, hanno bisogno dei propri spazi: così come i genitori hanno bisogno di passare del tempo insieme e quindi uscire una sera per condividere una cena o un cinema da soli, così il figlio ha bisogno di passare qualche ora lontano dai genitori, magari con i nonni o una baby sitter; anche questo tenderà a facilitare il processo di costruzione dell’autonomia.
  • Non insegnare il valore del denaro. Anche in una famiglia con buone possibilità economiche è bene che il figlio venga cresciuto con una sana educazione e rispetto del denaro che prevede il senso del sacrificio, bene quindi fare acquisti che significano un regalo per un buon voto ottenuto a scuola ad esempio.

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