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“IO, EX TOSSICODIPENDENTE, MI RACCONTO”

ex tossicodipendente

Ex tossicodipendente

Nell’ articolo di oggi proponiamo il racconto di  Davide, nome di fantasia.

Davide è un ragazzo di 34 anni, ex tossicodipendente, che ha deciso di raccontarci la sua esperienza con la droga.

Non ci dilunghiamo oltre per dar modo all’articolo di non diventare troppo ingombrante e per lasciare spazio alle sole parole di Davide.

<< Sono nato in una famiglia umile, ultimo di tre figli, un maschio ed una femmina oltre me. Non posso dire che i miei genitori fossero una coppia ben affiatata: una “madre carabiniera” ed un padre che non sapeva cosa significasse prendere una decisione; ci hanno sempre voluto bene questo si, ma  a modo loro.

Vivevo in un piccolo centro dove le cose da fare non erano poi molte, la mia famiglia non era credente quindi anche qualsiasi attività che la Chiesa organizzava, mi vedeva escluso ed impossibilitato a parteciparvi per la negazione assoluta dei miei genitori.

Avevo pochi amici: a causa dell’educazione rigida e stramba che ricevevo mi ritrovavo spesso in solitudine, avevo divieti che consideravo (e considero!) insignificanti, avevo l’impossibilità di invitare compagni di scuola a casa, di praticare qualsiasi sport, nemmeno la partita di calcetto al parco mi era concessa!

Con quei pochi ragazzi che frequentavo ci vedevamo al centro del paese, sulla panchina.

Con loro tiravamo calci ad un pallone, ma di nascosto perchè se passava mio fratello grande correva a dirlo ai miei.

A 11 anni, sempre con i soliti tre o quattro amici, sempre su quella panchina del centro, abbiamo iniziato a fumare la prima sigaretta. Eravamo curiosi ed abbiamo deciso di comprare un pacchetto di sigarette dividendoci la spesa. Una sigaretta a testa e via con la prima boccata: ci faceva sentire grandi e potenti. I ragazzini più grandi di noi ci avvicinavano chiedendoci un paio di sigarette in prestito ogni pomeriggio, noi non avevamo problemi a dargliele, era il nostro lasciapassare: grazie a quei regali eravamo nel loro gruppo.

Ci vedevamo così ogni giorno, ci fumavamo tutto il pacchetto di sigarette dal momento che nessuno di noi poteva correre il rischio di farlo rientrare in casa.

Ricordo che un pomeriggio Matteo (nome di fantasia, ndr), uno del gruppo dei “più grandi” arrivò con un quadratino in un pezzo di pellicola trasparente, di quella che si usa per cucinare: era hashish.

 Ci siamo fatti una canna, ce la siamo divisi passandocela a turno. Non mi piacque moltissimo, ma ricordo che quel gruppo che si era formato era veramente bello ed unito, mi consideravano uno di loro e questo fece si che continuai a fumare anche nei giorni successivi, che divennero mesi. Ma se la prima canna fu “regalata” da Matteo, le altre dovevamo comprarle: non fu poi così difficile, evitavo di far merenda a scuola e i soldi che i miei destinavano per quello li mettevo da parte per comprare l’hashish da dividere col gruppo, quando toccava il mio turno.

Dall’ hashish passammo all’erba, che mi piacque molto di più: mi rilassava e non mi faceva pensare, mi faceva sentire in pace, si certo per un tempo limitato ed infatti attendevo con ansia il momento della canna successiva.

Ma se per qualche mese sono stato in grado di resistere ed aspettare quindi la volta successiva in cui potevo fumare insieme agli altri, dopo non ci riuscivo più, avevo bisogno di fumare altrimenti mi sentivo triste, e così fumavo anche da solo.

A 15 anni andai per la prima volta con i miei soliti amici ed insieme al “gruppo dei grandi” in discoteca: nella cittadina vicino organizzavano lo schiuma party, ai miei raccontai una bugia, come facevo ormai di solito.

Matteo conosceva ragazzi ancora più grandi di lui, ci invitò a fare una “tirata” insieme, e così, per la prima volta sniffai cocaina. Questa si che mi piaceva davvero!!!

Mi faceva sentire euforico, in grado di spaccare il mondo. Tutti erano ai miei piedi e mi sentivo anche più simpatico.

Non è stato difficile il passaggio dallo sniffarla ogni sabato pomeriggio quando si andava in discoteca a farlo ogni giorno.

Notavo dei miglioramenti anche a scuola dove andavo più volentieri e dove mi era più facile mettermi sui libri, perchè è come se avessi più energia.

Tiravo prima una, poi due, poi tre, poi quattro volte ogni giorno ed i soldi per comprarla non bastavano più.

Ho iniziato a vendere al mercatino dell’usato le cose che non indossavo più, i miei non se ne accorgevano perchè erano sepolte nell’armadio da tanto tempo. Ma una volta finiti i vestiti, poi i giochi, poi le scarpe mi ritrovavo a dover trovare altre soluzione. Ed è così che ho iniziato a commettere dei piccoli furti, dapprima nei negozi, rubando oggetti che poi andavo a rivendere; poi scippi. E così i miei amici. A Matteo non serviva rubare: la sua famiglia era benestante e lui aveva molte possibilità economiche che a noi mancavano.

Una volta, il ragazzo che ci vendeva sempre la cocaina mi fece una proposta: quella di lavorare per lui. Io vendevo in una zona più lontana la sua “roba”, non guadagnavo soldi ma potevo avere la mia “roba” gratis. Accettai sedutastante.

Ero quindi fuori quartiere e mi distaccai dai miei amici ed anche un po’ da Matteo e gli altri , ormai avevamo 20 anni ed ognuno di noi aveva preso la sua strada: chi si era trasferito nella metropoli con la famiglia, chi aveva iniziato l’università fuori etc.

Il giorno del mio 20 compleanno, non posso dimenticarmelo, con il mio nuovo giro di amici ci imbucammo ad una festa e lì per la prima volta ho fumato eroina.

La mia vita, riguardandola ora dopo 14 anni, con gli occhi di un uomo, è andata a rotoli da quella sera. L’eroina non si assume solo iniettandola, cosa che pensavo, tant’è che mi sentivo quasi al sicuro poiché io ho una paura tremenda degli aghi, ma si più fumare e sniffare.

E se fino a quel momento avevo la felicità negli occhi, mi sono reso conto subito dopo che l’effetto dell’eroina era finito e il mio corpo ne necessitava ancora, che mi ero rovinato.

E cosi fu.

Sniffavo e fumavo eroina, sempre in dosi più massicce. Avevo abbandonato la mia famiglia, la quale aveva avuto più di una volta presentimenti che facessi uso di “sostanze strane”.

Sniffavo, mi sentivo un Dio, vivevo in un modo di bolle di sapone, ovattato, assente, i problemi non esistevano.

Finiva l’effetto e come se fossi stato catapultato a chilometri di distanza, mi ritrovavo inerme, senza forze, svogliato e con un solo pensiero: “voglio un’altra dose”!

Tutto questo è andato avanti per 6 anni, 6 lunghissimi anni.

Mai una telefonata a casa, i miei non sapevano dove fossi perchè avevo detto chiaramente che non volevo avere contatti con loro, finchè un giorno, quasi per caso, incontrai uno dei miei vecchi amici, uno di quelli della panchina, Gianni (nome di fantasia, ndr).

Lui era fuori dal giro, dopo che aveva iniziato a studiare lettere aveva incontrato una ragazza che studiava psicologia, l’aveva aiutato a smettere di fare uso di cocaina ed ora stavano pensando di andare a convivere.

Ignaro della mia situazione, Gianni disse una frase che mi cambiò la vita, anche se lui probabilmente non lo saprà mai “Matteo è morto, si è messo a pippare eroina, quel deficiente”.

Quella frase fu come una doccia fredda, una coltellata in piena schiena ed è come se stessi morendo anche io.

Mi vidi solo, triste, magro, brutto, povero. Come Matteo. Morto.

Decisi di tornare dai miei, che, con un tatto che non immaginavo, mi hanno fatto parlare. Parlai per cinque ore di fila. Raccontai tutto. Tutto.

Mi portarono in una comunità, dove tutt’ora vado nei momenti difficili, per disintossicarmi.

Fu dura: la terapia psicologica, le privazioni, le tentazioni…

Non andò tutto liscio come l’olio ma ci sono riuscito.

Quando manca l’amore per se stessi manca tutto il resto. Chiediamo sempre aiuto, senza vergognarci! >>

Un grazie speciale a Davide.

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