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L’ADOLESCENTE PLAGIATO: LE VITTIME DI GRUPPI DISTRUTTIVI

Da un’inchiesta condotta nel giugno 1998, scopriamo che nel nostro Paese, tra movimenti religiosi, gruppi orientalisti, movimenti esoterici ed occultistici, spiritisti, sette sataniche, movimenti neopagani, si contano più di 83 mila aderenti. Molto preoccupanti le cosiddette psicosette, le quali abbracciano il principio della purificazione e dell’illuminazione degli adepti: dietro questo scenario sussiste una vera e propria distruzione della capacità di intendere e di volere. Questi gruppi sono gestiti per lo più da fantomatici maghi, Santoni, guru e guaritori che fanno leva sulla buona fede dei seguaci. I gruppi nascono e prolificano intorno a un leader carismatico, il quale si proclama conoscitore di verità, mescolando psicanalisi, religione, scienza e pratiche iniziatiche. 1Questo leader il più delle volte inizia il suo avvicinamento della vittima utilizzando modalità benevole (come ad esempio le preghiere), questi meccanismi sono ben accetti dalla vittima poiché le vede come azioni “buone”, il meccanismo manipolatorio viene messo in atto dal momento in cui queste modalità vengono fatte ripetere ossessivamente e con continue minacce da parte del leader -“se sbagli la preghiera può accaderti questa cosa negativa”- (Tizzani E., 2012). Le vittime sono spesso adolescenti che possono incontrare il manipolatore in diversi contesti, come corsi, seminari, casualmente, attraverso la frequentazione di centri ispirati a filosofie particolari o, il più delle volte, attraverso la rete internet. Come afferma Anna Maria Giannini è descritta una modalità di adescamento nelle sette sataniche denominata Flirthy Fishing che consiste nell’adescare persone attraverso l’avvio di un flirt amoroso (Giannini A. M., 2012): “tecnicamente il flirty fishing viene agito dalle adepte di sesso femminile delle sette e può essere considerata come una sorta di ‘prostituzione’ nel senso che la seduzione di tipo sessuale viene utilizzata con il secondo fine del reclutamento. L’uso della seduzione anche in senso amoroso-sessuale per attirare a sé gli adepti rappresenta un potente mezzo di suggestione che, unito all’applicazione delle altre tecniche manipolatorie già specificate, contribuisce ad incrementarne efficacia e pervasività”. Spesso questi ragazzi si trovano di fronte alla disperata ricerca di un sistema di riferimento che soddisfi il suo bisogno di appartenenza. Sappiamo quanto sia importante per un adolescente il fatto di appartenere ad un gruppo, che come già detto, in questa età và quasi a sostituire il punto di riferimento che fino ad allora risiedeva nei genitori; l’adolescente, quasi per definizione, si trova in un momento intenso e complesso della sua vita. Il ragazzo viene continuamente confermato, accolto, rinforzato ed apprezzato dal leader del gruppo: l’adolescente ha continua necessità di venire rassicurato e soddisfatto, il gruppo lo rassicura e lo soddisfa continuamente. Ancora Anna Maria Giannini (2012) afferma che “la promessa di una vita senza regole, per un adolescente che si sta scontrando con il bisogno di individuazione dai genitori, con l’acquisizione di una coscienza morale che talora cozza con il proprio bisogno di autoaffermazione, che non ha ancora le risorse per equilibrare etica ed istanze di autonomizzazione, può essere fortemente attraente, in particolare per quei giovani che per diversi motivi hanno sistemi di riferimento fragili”.

L’isolamento della vittima

Il problema che il gruppo deve risolvere è il dialogo adolescente-affetti; è chiaro che qualora l’adolescente parlasse con i cari dell’esistenza del gruppo, questi potrebbero dissuaderlo dal frequentarlo ed indagherebbero, altresì, sulla malvagità della setta. Per questo motivo la filosofia del gruppo comprende l’allontanamento dall’adolescente, in particolare dalla famiglia, ed il suo isolamento. Come abbiamo già avuto modo di affermare, il manipolatore deve rinforzare nei soggetti la convinzione di stare scoprendo nuove realtà e deve isolarli da quegli affetti che potrebbero risultare minacciosi per appartenenza al gruppo (A. M. Giannini; E. Tizzani, 2002). Durante l’adolescenza il ragazzo si trova spesso in lite con i genitori per via delle negazioni che questi gli impongono; i genitori dal canto loro devono accettare che il loro figlio sta crescendo: si trovano quindi dinanzi un soggetto non più bambino, ma non ancora adulto, che richiede di avere meno regole, che vorrebbe ricevere permessi spesso negati. Durante l’adolescenza, abbiamo quindi una rinegoziazione dei ruoli che è sovente conflittuosa. Si utilizza l’affetto provato dagli individui verso i genitori ed i loro cari per dimostrare come provando tali emozioni si siano auto ingannati raccontandosi cose che non corrispondono alla realtà: questa è ovviamente una tecnica ingannevole messa a punto dal manipolatore per trattenere il ragazzo legato a sé ed isolarlo dal mondo circostante. Nel gruppo distruttivo avviene un passaggio repentino dalla negazione della propria vita precedente, “negazione che inevitabilmente crea una frattura nella continuità del Sé e che pertanto rende il soggetto fragile, insicuro e sempre più dipendente da quel leader carismatico che sta a capo della setta” (A. M. Giannini, 2002). Il manipolatore fa credere all’adolescente, proprio nel periodo più complesso della sua vita, di andare verso la libertà: il leader dà all’adolescente l’esatta cosa che egli richiede e brama; per far ciò utilizza un linguaggio denso di termini quali “verità \ male e bene \ sempre \ libertà”, un linguaggio carico di allusioni alla nascita, al cambiare la propria vita ed all’acquisire (finalmente!) per la prima volta la padronanza di sé. Anche questa è ovviamente una modalità manipolatoria: funge da rinforzo del comportamento stesso. Ricordiamo che la relazione tra manipolatore e manipolato è fortemente asimmetrica, pertanto l’adolescente troverà veritiero il giudizio del leader, che sarà l’unico accettabile dal ragazzo, sulla sua buona o cattiva “vita da seguace del gruppo”: l’adolescente, cercando ovviamente l’approvazione da parte del leader tenderà a mettere in atto comportamenti che vengono incoraggiati dal leader stesso, che sono, invece, condotte distruttive per la mente e la vita della vittima. Per l’adolescente, come abbiamo già detto, è fondamentale appartenere ad un gruppo ed essere accettato da quel gruppo, avrà la sensazione che il gruppo abbia grande considerazione di lui, cosa che puntualmente il gruppo gli farà credere poiché questa sarà una modalità per tenere il ragazzo legato a sé. Si creerà quindi una sorta di circolo vizioso, marcato anche dall’istituzione di una gerarchia all’interno del gruppo, con la promessa di passaggi di livelli superiori di potere, di conoscenza, di contatto col soprannaturale; anche questo funge da rinforzo per la condotta che mira al mantenimento dell’adesione dell’adolescente al gruppo distruttivo (A. M. Giannini; E. Tizzani, 2002). Il leader fa credere alle sue vittime adolescenti di poter fuoriuscire in qualsiasi momento dal gruppo; anche questo ovviamente è un procedimento di plagio mentale.

4.2. Segnali rintracciabili nelle vittime

E’ importante per i genitori o i parenti cercare di capire gli indicatori che potrebbero rivelare l’affiliazione ad un culto distruttivo; questo perché, in questo modo, egli potrebbe accorgersi precocemente del rischio che sta correndo l’adolescente manipolato e, con ciò, intervenire tempestivamente. In casa la comunicazione sarà ridotta ai termini minimi, l’adolescente rifiuterà così il confronto e reagirà in modo aggressivo ad ogni tentativo di dialogo del genitore o di un suo caro. La dinamica familiare risulterà quindi difficoltosa ed a rischio compromissione, gli scambi relazionali risulteranno sempre più diradati e diverranno ostili e rivendicativi; ricordiamo che il manipolatore ha trasformato i traumi relazionali infantili in abusi e con ciò ha costruito nella mente dell’adolescente un’immagine del genitore come negativa e maligna che lo ha tormentato violentemente. Proprio a causa di questo plagio, gli atteggiamenti degli adolescenti nei confronti dei loro genitori appaiono accusatori verso quel passato e riportano episodi volti a dimostrare come i genitori siano stati maltrattanti in quel contesto: è ovvio che il genitore tenderà a giustificarsi, riportando la versione corretta della situazione, sarà in questo momento che l’adolescente avrà nuovamente la conferma che il leader del suo gruppo aveva ragione e vedrà nella versione formulata dal genitore un tentativo di menzogna ed inganno nei suoi confronti. Anche l’abbigliamento potrebbe subire un mutamento: questi adotterà un vestiario che tenderà ad essere uniforme al gruppo di riferimento: il genitore (o il gruppo dei pari) noterà il figlio (o l’amico) vestire in modo differente, utilizzare colori per lui insoliti od oggetti particolari. Impressionante è il cambiamento del linguaggio che l’adolescente abbraccia: il ragazzo acquisisce e fa sua la terminologia tipica del leader del gruppo (Hassan S., 1999). L’adolescente, il quale si sente di aver trovato posto all’interno della società è impensabile l’idea di esistere al di fuori del gruppo, questa idea infatti può scatenare intense reazioni di paura ed ansia; ogniqualvolta un esterno al gruppo, per di più un genitore o un parente, tenta di elargire un giudizio sulla “nuova vita” del ragazzo, egli reagisce in maniera aggressiva interrompendo prontamente il dialogo, ciò accade grazie all’addestramento, centrato sul blocco del pensiero come analizzato sopra, imposto dal manipolatore. E’ ovvio che il ragazzo è convinto di essere entrato a contatto con persone che parteggiano per lui e vogliono il suo bene, persone che tentano di allontanarlo da situazioni per lui nocive; ovviamente è ignaro di esser vittima di un latente meccanismo manipolatorio messo in atto proprio da quelle persone che lui crede “amiche”. L’adolescenza è di per sé è un periodo vorticoso in cui il ragazzo, sovente, riporta i cambiamenti che il fisico gli offre all’esterno: abitualmente in adolescenza avremo un mutamento nel modo di parlare e di vestire che sarà conforme a quello del gruppo dei pari, il ragazzo tenderà, come già detto, a discostarsi dalla diade genitoriale a causa del suo desiderio di autonomia, per cui per il genitore risulta difficile rendersi conto se questi cambiamenti sono dovuti al normale periodo tumultuoso che il ragazzo sta attraversando, o se esistono situazioni problematiche da approfondire. E’ doveroso sottolineare che non è un solo fattore sopraindicato a dover creare allarmismo nel genitore o nella persona socialmente vicina all’adolescente, poiché, come detto, l’adolescenza è già di per sé l’era del mutamento, bensì l’insieme dei segnali, che rimarcati da cambiamenti repentini nelle abitudini del ragazzo, devono necessariamente preannunciare un campanello di allarme.

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