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MANIPOLAZIONE MENTALE: COME AVVIENE E QUANDO DOBBIAMO INSOSPETTIRCI

Aspetti definizionali

Il costrutto di manipolazione mentale è di grande complessità sia da un punto di vista definizionale, sia da un punto di vista identificativo specifico in ambito psicologico.

Secondo il Dizionario della Lingua Italiana Treccani, quando parliamo di manipolazione intendiamo una “rielaborazione tendenziosa della verità mediante presentazione alterata o parziale dei dati e delle notizie, al fine di manovrare secondo i propri scopi ed interessi gli orientamenti politici, morali, religiosi e così via, della popolazione o di una parte di essa” .1

Dallo studio di questa descrizione possiamo quindi asserire che colui che decide di mettere a punto un processo manipolatorio nei confronti di un’altra persona, attua un’azione premeditata con il fine ultimo di avere potere su di lui e di programmare le sue scelte, i suoi pensieri e, dunque, la sua mente.

Un’esperta di tematiche riguardanti la manipolazione mentale, Anna Maria Giannini, affermava nel 2013 che la manipolazione mentale è, quindi, un assai complicato evento che “si riferisce ad alterazioni degli stati mentali di normale stato di allerta vigile di pieno possesso delle proprie facoltà mentali, per sfumare in processi che possono comprendere fenomeni di suggestione semplice, di suggestione più cospicua, di ipnosi”. Questo processo andrà quindi ad influenzare l’andamento delle facoltà mentali dell’individuo manipolato.

Il manipolatore è quindi anche colui che mette in atto queste tecniche psicologiche per ridurre la vigilanza e le facoltà critiche dei soggetti, al fine di favorire esperienze straordinarie con lo scopo di confermare la loro tesi, ponendo la vittima in uno stato che in psicologia viene definito passività recettiva.

IL TEATRO DELL’AZIONE

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La condizione sine qua non affinché la manipolazione mentale avvenga risiede nell’esistenza di una relazione fortemente asimmetrica tra le parti che all’interno dei piccoli sistemi, come ad esempio quello di coppia, familiare o quello lavorativo, articola la manipolazione attraverso delle precise fasi:

  • La Conquista: in modo subdolo e ben studiato il manipolatore conquista la sua preda, attraverso modalità carismatiche ed affascinanti
  • Il Voltafaccia: dopo averlo conquistato gli gira le spalle portandolo all’isolamento
  • L’Isolamento: da tutte le persone che erano vicine alla vittima, quali familiari, amici. Il carnefice tende a far sentire la vittima sola e lontana dagli affetti più stretti per divenire l’unico punto di riferimento
  • La Colpevolizzazione:portare il manipolato a colpevolizzarsi al fine di provare per il manipolatore suo carnefice una sorta di amore incommisurato

Quando ad essere manipolato è il bambino…

La manipolazione mentale sul bambino fa parte della categoria degli abusi psicologici definiti “abusi per via di aggressioni verbali”.

Il bambino in questi casi verrà plagiato e sottoposto ad una forma di disagio psicologico profondo in modo che risulterà essere particolarmente sensibile ai messaggi reconditi che derivano da osservazioni distorte e da silenzi ostili.

…ed è il genitore il manipolatore

Cosa spinge un adulto, un genitore nel caso specifico, a manipolare suo figlio? Il più delle volte mette in atto questo complesso e nocivo fenomeno al fine di fare omettere o tollerare qualcosa al bambino. Capita molto spesso che la manipolazione mentale segua l’abuso fisico.

In altre parole, dopo un abuso di natura sessuale ad esempio, avvenuto da parte di un genitore nei confronti del figlio, o dopo eventi di maltrattamento fisico, è frequente che il genitore compia azioni manipolatorie con l’obiettivo di cambiare la credenza nel bambino su quanto accaduto.

Come avviene questo processo?

Attraverso argomentazioni sia ragionevoli che pseudo razionali, le quali sono tese a sminuire gli svantaggi di quanto accaduto.

Il bambino farà molta meno fatica a fidarsi di quanto il manipolatore cercherà di introiettare nella sua mente dal momento che la figura del manipolatore coincide con quella del genitore e quindi di una persona della quale il bambino è sicuro.

L’adolescente nei gruppi distruttivi

Perché spesso troviamo adolescenti, ma anche adulti o giovani adulti, che entrano in gruppi che io chiamo distruttivi, quali ad esempio sette?

I motivi fondamentali sono essenzialmente due:

  • bisogno di appartenenza ad un gruppo
  • cambio di punti di riferimento in fasi di transizioni della vita

 Il leader del gruppo distruttivo gli offre tutto ciò esattamente nel momento in cui l’adolescente (o l’adulto) ha questo bisogno, creando quindi una sorta di mondo di accoglienza artificiale.

CONSEGUENZE DEL TRAUMA MANIPOLATORIO

  • Smarrimento e destabilizzazione psicologica
  • Crollo dell’autostima
  • Persistente stato d’angoscia e il pensiero ossessivo del fantasma del manipolatore. Ciò si può accompagnare ad attacchi di panico, depressione, ansia, difficoltà a dormire, disturbi dell’alimentazione, comportamenti compulsivi, pensieri suicidari, disturbi della sfera sessuale, paure varie

COSA FARE?

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Difficile che il manipolato si renda conto di essere vittima di un carnefice, quindi dobbiamo rivolgerci alle persone circostanti. Se notiamo cambiamenti repentini nelle abitudini di una persona (nel modo di vestire, di pensare, di parlare), o atteggiamenti di isolamento possiamo (e dobbiamo!) anzitutto consultare un professionista psicologo che ci aiuti ad individuare se questi possono essere campanelli d’allarme.

Importante sottolineare che prima si agisce, prima riusciamo ad aiutare la vittima manipolata.

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